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Athanor · Lessico · Primo anello · Antroposofia

Io

italiano · nel lessico di SteinerIch


Il principio autocosciente specificamente umano: ciò che dice «io» e permane attraverso le esperienze. Per Steiner è il punto in cui l'essere umano è potenzialmente libero, e per questo il vero soggetto della domanda che apre il primo anno: chi sono come osservatore? Il confronto con l'Atman è lo specchio più delicato del lessico, con una differenza dichiarata: per Steiner l'Io individuale è reale e permanente, per l'Advaita Vedanta si rivela infine identico a Brahman. Due vette che si somigliano da lontano, da non confondere.

Corpo astralePensiero viventeAtman

Dove lavoraLa voce in «Il corpo sottile» ↗ · Mappa delle tradizioni (primo anello) · Anno I (la domanda dell'anno)

Nel laboratorioAnno III · Anno IV


La parola

L'unica parola che nessuno può dire di un altro

Steiner fa notare una proprietà del pronome che è banale e che, una volta vista, non si dimentica: «io» è l'unica parola che nessuno può usare per rivolgersi a me. Chiunque può chiamarmi con il mio nome, dirmi tu, parlare di me in terza persona; io soltanto posso dire io di me. È il punto in cui la lingua e la cosa coincidono.

Da questa osservazione grammaticale lui ricava una tesi: che ci sia in ciascuno qualcosa che non è raggiungibile dall'esterno e che si nomina soltanto da dentro. Il tedesco lo agevola, perché Ich si sostantiva con l'articolo, das Ich, l'Io, come l'italiano non fa senza sforzo.

La resa italiana «io spirituale» che compare in questo lessico è più tecnica del termine originale, e va detto: Steiner scrive semplicemente Ich. L'aggettivo serve qui a distinguerlo dall'io in senso psicologico corrente, ma nell'impianto originale non c'è, e cercare «io spirituale» nei suoi testi porta a un altro concetto, quello del Geistselbst, che designa uno stadio successivo dello sviluppo.

Ancorato ai testi

Con il nome di Io ciascuno può designare soltanto se stesso: nessun altro può usare quella parola per me. Per questo, dove l'anima dice io, essa parla dal proprio fondo, e nessuna voce esterna può pronunciare quel nome al suo posto.parafrasi dichiarata dall'osservazione con cui Rudolf Steiner introduce il quarto membro nei suoi scritti antroposofici. L'argomento è linguistico e la conclusione è ontologica: è il passaggio su cui si può discutere

Dove nasce

Il quarto membro, e ciò che gli si chiede di fare

Nell'architettura a quattro membri l'Io è il solo che l'uomo non condivide con nessun altro regno, ed è per questo che porta tutto il peso della dottrina antropologica di Steiner: la differenza fra un uomo e un animale, in quel sistema, non è di grado ma di membri.

La sua funzione non è però quella di un'anima in senso classico, che sarebbe la sede di tutto. È un principio ordinatore: lavora sugli altri tre. Trasforma il corpo astrale educando gli impulsi, il corpo eterico modificando le abitudini, e in misura minima anche il fisico. Tutto il percorso di sviluppo che Steiner descrive è, tecnicamente, il lavoro dell'Io sugli altri membri.

Da qui la domanda che, secondo la definizione breve, apre il primo anno: chi sono come osservatore. Non è una domanda retorica né introspettiva nel senso corrente. È la domanda di chi si accorge che, per lavorare su qualcosa, occorre non esserne interamente occupati; e che l'unica posizione da cui si possano guardare i propri impulsi è quella di chi non coincide con essi.

Come la legge questa biblioteca

Lo specchio più delicato del lessico

La definizione breve lo chiama così, ed è esatto: il confronto con l'atman è il rimando su cui questo lessico rischia di più, e per questo dichiara la differenza invece di lasciarla intendere.

Le somiglianze sono reali e non superficiali. In entrambi i casi si tratta di ciò che in un uomo permane attraverso le esperienze; in entrambi non coincide con la vita emotiva né con il corpo; in entrambi il lavoro consiste nel disidentificarsi da ciò che si era preso per sé. Chi legge la descrizione dei membri e quella dei cinque involucri della Taittirīya trova due liste che si corrispondono quasi punto per punto.

La differenza è alla fine, ed è quella che la definizione breve dichiara: per Steiner l'Io individuale è reale e permanente, e il percorso lo rafforza; per l'Advaita l'individualità è ciò che si dissolve, e l'atman si rivela identico al Brahman. Due vette che si somigliano da lontano, e che a distanza ravvicinata hanno pendii opposti: uno costruisce un individuo, l'altro mostra che non ce n'era uno.

Vale la pena aggiungere che la posta non è teorica. Se l'individualità è reale, allora ciò che una persona diventa nella sua vita conta per sempre, e la biografia ha un peso metafisico; se è apparenza, ciò che conta è il riconoscimento, e la biografia è ciò da cui si guarisce. Sono due modi di stare al mondo, e nessuna sintesi elegante li tiene insieme.

Da non confondere

Quattro io

Con l'io della psicoanalisi. L'Ich di Freud, che l'italiano traduce con la stessa parola, è un'istanza che media fra pulsioni, divieti e realtà: è una funzione, ha una storia, si forma nell'infanzia e può essere debole. L'Io di Steiner non si forma per adattamento e non media: è il principio che nell'uomo è potenzialmente libero. Due termini identici in due sistemi che non comunicano.

Con l'egoismo. Il vocabolario spirituale corrente tratta l'io come il nemico da ridurre, e la parola stessa ha preso un colore negativo. In questo impianto è il contrario: l'Io è ciò che rende possibile il lavoro, e ciò che va educato sono gli impulsi, non lui. Chi porta qui il programma di annullare l'io toglie l'unico operatore disponibile.

Con l'identità personale. Il nome, la storia, i ruoli, i ricordi compongono ciò che chiamiamo abitualmente la nostra identità, e nell'impianto steineriano quasi tutto questo appartiene ai membri inferiori: le abitudini all'eterico, le inclinazioni all'astrale. Ciò che resta quando li si toglie è molto meno pittoresco di un'identità, ed è il punto in cui la voce si avvicina di più al vocabolario del fondo dell'anima renano.

Con l'atman. Come si è visto, e la differenza si tiene con una domanda sola: alla fine ce n'è uno per ciascuno, o uno solo? Steiner risponde il primo, l'Advaita il secondo, e non c'è formulazione che soddisfi entrambi senza tradire uno dei due.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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