Con l'io della psicoanalisi. L'Ich di Freud, che l'italiano traduce con la stessa parola, è un'istanza che media fra pulsioni, divieti e realtà: è una funzione, ha una storia, si forma nell'infanzia e può essere debole. L'Io di Steiner non si forma per adattamento e non media: è il principio che nell'uomo è potenzialmente libero. Due termini identici in due sistemi che non comunicano.
Con l'egoismo. Il vocabolario spirituale corrente tratta l'io come il nemico da ridurre, e la parola stessa ha preso un colore negativo. In questo impianto è il contrario: l'Io è ciò che rende possibile il lavoro, e ciò che va educato sono gli impulsi, non lui. Chi porta qui il programma di annullare l'io toglie l'unico operatore disponibile.
Con l'identità personale. Il nome, la storia, i ruoli, i ricordi compongono ciò che chiamiamo abitualmente la nostra identità, e nell'impianto steineriano quasi tutto questo appartiene ai membri inferiori: le abitudini all'eterico, le inclinazioni all'astrale. Ciò che resta quando li si toglie è molto meno pittoresco di un'identità, ed è il punto in cui la voce si avvicina di più al vocabolario del fondo dell'anima renano.
Con l'atman. Come si è visto, e la differenza si tiene con una domanda sola: alla fine ce n'è uno per ciascuno, o uno solo? Steiner risponde il primo, l'Advaita il secondo, e non c'è formulazione che soddisfi entrambi senza tradire uno dei due.