La bolla In agro dominico, del marzo 1329, chiude il processo di Colonia. Censura ventotto proposizioni: le prime quindici come eretiche, le successive undici come sospette e temerarie. In coda ne aggiunge altre due, e su queste il documento dice una cosa che sulle altre non dice: che Eckhart ne ha riconosciuto la paternità.
Ancorato ai testi
Vi è nell'anima qualcosa che è increato e increabile; se tutta l'anima fosse tale, sarebbe increata e increabile: e questo è l'intelletto.parafrasi dichiarata dalla bolla In agro dominico di Giovanni XXII, 27 marzo 1329, fra le proposizioni finali: quelle che il documento dichiara riconosciute da Eckhart come proprie. La condizionale al centro («se tutta l'anima fosse tale») è la sua difesa e il suo problema insieme
La proposizione mostra bene dove sta il nervo. Dire che nell'anima c'è qualcosa di increato significa dire che una parte dell'uomo non è stata fatta, e quindi che in quel punto la distinzione fra creatore e creatura non regge. Eckhart si difende con la condizionale: non dice che l'anima è increata, dice che c'è in essa un qualcosa, e che quel qualcosa non è tutta l'anima. È una difesa tecnicamente valida, e non basta: una volta pronunciata, la frase circola senza la sua clausola.
Da lì in avanti la scintilla ha due destini paralleli. Continua a vivere nella predicazione renana, con Taulero e con Suso, che la maneggiano con più cautela; e diventa, per chi processa i mistici nei secoli successivi, il segnale d'allarme per eccellenza. Ogni volta che qualcuno dice che in fondo all'anima c'è qualcosa che Dio non ha fatto, si riapre lo stesso fascicolo.