Salta al contenuto
Athanor · Lessico · Secondo anello · Gnosi · per contrasto

Demiurgo

δημιουργόςgrecodēmiourgós, «artigiano»


Nel Timeo di Platone, l'artefice che plasma il mondo guardando ai modelli eterni: figura positiva. Nella gnosi diventa un creatore inferiore e ignorante, autore di un mondo prigione che il Dio supremo non ha voluto. Lo slittamento dal primo al secondo significato è il cuore del dualismo gnostico: la stessa parola, due valutazioni opposte del mondo creato.

GnosiDualismo

Dove lavoraSaggio sul Cristo cosmico, parte 3

Nel laboratorioAnno II · Anno III


La parola

Un artigiano che lavora per il pubblico

Dēmiourgós si scompone in dḗmios, che riguarda il popolo, e érgon, opera: chi lavora per la comunità. Nel greco corrente non ha nulla di cosmico. È il falegname, il vasaio, il medico, chiunque eserciti un mestiere al servizio della città; in alcune città è perfino un titolo di magistrato. È una parola da bottega e da amministrazione.

Platone la prende così com'è e le fa reggere il peso più grande che una parola possa reggere: chiama demiurgo colui che ha fabbricato il cosmo. La scelta è deliberata e dice una tesi. Il mondo non è generato, non è emanato, non è nato: è fabbricato, da un artefice che guarda un modello e lavora una materia che trova già lì. È il vocabolario dell'officina applicato all'origine di tutto, e porta con sé tutto ciò che l'officina implica: un progetto, un materiale che resiste, e un risultato che è il meglio ottenibile con quel materiale.

Ancorato ai testi

Era buono, e in chi è buono non nasce mai invidia di nulla. Essendone privo, volle che tutte le cose divenissero il più possibile simili a lui.parafrasi dichiarata da Platone, Timeo 29e. Sono le righe che la gnosi rovescerà punto per punto: il suo demiurgo sarà invidioso, e proprio l'invidia sarà la spiegazione del mondo

Dove nasce

Il rovesciamento, e la frase della Genesi che lo innesca

Fra Platone e i gnostici passano cinque secoli e la parola resta la stessa mentre il giudizio si capovolge. Nei testi di Nag Hammadi il demiurgo è ignorante: non sa di non essere solo, non sa che sopra di lui c'è una pienezza, e fabbrica un mondo credendo di essere il principio. Non è cattivo nel senso morale: è, alla lettera, uno che non sa. Il suo nome ricorrente, Ialdabaoth, arriva accompagnato dall'epiteto saklas, lo stolto.

Il punto in cui la lettura si aggancia al testo biblico vale la pena vederlo, perché è un capolavoro di esegesi ostile. Nel libro di Isaia Dio dichiara: io sono il Signore, e non ce n'è altri. È una professione di monoteismo. I testi gnostici la citano e la leggono come una millanteria: soltanto chi non sa di avere qualcuno sopra di sé sente il bisogno di dire che non c'è nessuno. La frase più solenne della fede di Israele diventa, in quella lettura, la prova dell'ignoranza di chi la pronuncia.

Da qui discende tutto il resto, con una coerenza che è la cosa più impressionante di questi sistemi. Se il fabbricante non sapeva, il mondo non è cattivo per malizia ma per incompetenza; se il mondo è un prodotto incompetente, non lo si riforma, se ne esce; e se se ne esce, la legge che quel fabbricante ha dato non obbliga. Le conseguenze etiche sono serie, e i confutatori antichi le attaccano proprio lì.

Come la legge questa biblioteca

La stessa parola, due giudizi sul mondo

Questa voce è, di tutto il lessico, l'esempio più netto di una cosa che il sito ripete e che qui si può toccare: le parole non portano dottrine, le ospitano. Fra il demiurgo del Timeo e quello dei valentiniani non cambia una lettera, e cambia tutto ciò che ne segue.

Quello che la biblioteca ne trae non è una tesi sull'origine del mondo, sulla quale non ha nulla da dire. È un criterio di lettura, e funziona così: davanti a una cosmologia, la domanda utile non è chi abbia fatto il mondo, ma che giudizio quella cosmologia dia del risultato. Un artefice buono che fa il meglio possibile con una materia che resiste, un artefice ignorante che fabbrica una prigione, o un creatore che dichiara buona la sua opera al termine di ogni giornata: sono tre risposte, e da ciascuna discende un modo diverso di stare al mondo.

È anche la ragione per cui il lessico segna con il dualismo un rapporto di contrasto e non di specchio. Uno specchio suppone che due tradizioni guardino la stessa cosa da posizioni diverse. Qui non è così: guardano lo stesso mondo e ne dicono cose incompatibili, e l'utilità dell'accostamento sta esattamente nell'incompatibilità.

Da non confondere

Quattro artefici

Con il diavolo. È la sovrapposizione più comune ed è tecnicamente sbagliata. Il diavolo, nelle tradizioni che lo hanno, è una creatura che si è ribellata: ha voluto il male sapendolo. Il demiurgo gnostico non si è ribellato a nessuno e non sa di avere un superiore; la sua colpa, se di colpa si tratta, è di ignoranza. Sono due spiegazioni del male opposte: una per volontà, una per incompetenza.

Con il creatore della Genesi. I gnostici li identificano, ed è proprio quella identificazione la loro mossa polemica: dicono che il Dio dell'Antico Testamento è il demiurgo. Ripeterla senza dichiararla significa adottare una tesi di parte credendo di fare storia. Il testo della Genesi, letto per quello che dice, ha un creatore che al termine di ogni giornata dichiara buona la propria opera, il che è esattamente il contrario del racconto gnostico.

Con il demiurgo di Platone. Il rovesciamento è così noto che si finisce per proiettarlo all'indietro, e si legge il Timeo come se contenesse già un sospetto sul mondo. Non lo contiene: quel demiurgo è buono, senza invidia, e il cosmo che fabbrica è il più bello dei possibili. Se ha un limite non è morale, è materiale: lavora una necessità che non ha creato lui.

Con «il falso dio» del linguaggio polemico. Nel gergo contemporaneo il demiurgo compare come figura del potere che inganna, del sistema, dell'autorità illegittima. È un uso metaforico e legittimo come metafora; ma nei testi il demiurgo non inganna nessuno, perché per ingannare bisogna sapere. Toglierne l'ignoranza significa togliergli l'unica caratteristica che lo definisce.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
← Torna alla soglia di Athanor