Con il diavolo. È la sovrapposizione più comune ed è tecnicamente sbagliata. Il diavolo, nelle tradizioni che lo hanno, è una creatura che si è ribellata: ha voluto il male sapendolo. Il demiurgo gnostico non si è ribellato a nessuno e non sa di avere un superiore; la sua colpa, se di colpa si tratta, è di ignoranza. Sono due spiegazioni del male opposte: una per volontà, una per incompetenza.
Con il creatore della Genesi. I gnostici li identificano, ed è proprio quella identificazione la loro mossa polemica: dicono che il Dio dell'Antico Testamento è il demiurgo. Ripeterla senza dichiararla significa adottare una tesi di parte credendo di fare storia. Il testo della Genesi, letto per quello che dice, ha un creatore che al termine di ogni giornata dichiara buona la propria opera, il che è esattamente il contrario del racconto gnostico.
Con il demiurgo di Platone. Il rovesciamento è così noto che si finisce per proiettarlo all'indietro, e si legge il Timeo come se contenesse già un sospetto sul mondo. Non lo contiene: quel demiurgo è buono, senza invidia, e il cosmo che fabbrica è il più bello dei possibili. Se ha un limite non è morale, è materiale: lavora una necessità che non ha creato lui.
Con «il falso dio» del linguaggio polemico. Nel gergo contemporaneo il demiurgo compare come figura del potere che inganna, del sistema, dell'autorità illegittima. È un uso metaforico e legittimo come metafora; ma nei testi il demiurgo non inganna nessuno, perché per ingannare bisogna sapere. Toglierne l'ignoranza significa togliergli l'unica caratteristica che lo definisce.