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Athanor · Lessico · Primo anello · Kabbalah

Tikkun

תיקוןebraicotikkun, «riparazione»; tikkun olam, «riparazione del mondo»


In Luria, il compito che spetta all'uomo dopo la rottura dei vasi: riparare il mondo, ricondurre le scintille disperse alla loro radice. È la visione cabbalistica che più parla al lavoro della scuola: il mondo come opera da riparare, la pratica quotidiana come responsabilità che eccede chi la compie. Converge per struttura con la via della trasfigurazione: redenzione dentro il mondo, non fuga da esso.

Da dove viene il compito: le scintille, i cocci, la riparazione

TzimtzumTrasfigurazione

Dove lavoraTimeline (Isaac Luria)

Nel laboratorioAnno I · Anno II


La parola

Prima di essere cosmica, era una parola del diritto

La radice è t-q-n, תקן: mettere in ordine, raddrizzare, rendere funzionante. Dalla stessa radice viene takanah, che nell'ebraico rabbinico è un termine tecnico e per niente mistico: una disposizione, un provvedimento che i maestri emanano per correggere un funzionamento difettoso della legge. Chi dice tikkun nella lingua della Mishnah non sta parlando di guarigione dell'anima: sta parlando di un aggiustamento istituzionale.

E c'è di più, perché l'espressione intera esiste già, mille e cinquecento anni prima di Luria, con un senso che oggi quasi nessuno associa alla parola.

Ancorato ai testi

In passato un uomo costituiva un tribunale altrove e annullava l'atto di divorzio. Rabban Gamliel il Vecchio dispose che non si facesse così, per il buon ordine del mondo.parafrasi dichiarata da Mishnah, Gittin 4, 2. «Per il buon ordine del mondo» rende מפני תיקון העולם, mippenei tikkun ha-olam: la stessa formula che oggi si traduce «riparazione del mondo». Nella Mishnah è una motivazione giuridica, e ricorre a proposito di divorzi, riscatto di prigionieri e prestiti

Nella liturgia c'è poi la frase dell'Aleinu, letaqqen olam be-malkhut Shaddai, ordinare il mondo nel regno dell'Onnipotente, dove il senso è già più ampio. Ma la linea principale, prima del Cinquecento, è quella giuridica: tikkun ha-olam vuol dire che una norma va aggiustata perché il mondo funzioni. Chi oggi usa l'espressione per dire impegno sociale sta, senza saperlo, molto più vicino alla Mishnah che a Luria.

Dove nasce

Una parola, tre destini

Luria prende il termine e ne fa il terzo tempo della sua cosmogonia. Dopo il ritiro e dopo la rottura, la riparazione: liberare le scintille dai cocci e ricondurle alla radice. Il compito non spetta a Dio, spetta all'uomo, e si compie con atti ordinari fatti con l'intenzione giusta. È il punto in cui una speculazione cosmologica diventa un mandato, ed è la ragione per cui questa dottrina, fra tutte quelle di Safed, è l'unica che si sia mossa dal suo luogo di nascita.

Si è mossa in due direzioni, e sono opposte.

La prima è la catastrofe. Se il compito è liberare le scintille dai gusci, e se le ultime scintille sono cadute più in basso di tutte, allora chi vuole compiere il tikkun fino in fondo deve scendere dove sono. Su questa deduzione Nathan di Gaza costruisce la teologia che spiega e giustifica l'apostasia di Shabbetai Tzvi, il messia che nel 1666 si converte all'islam: la discesa nel regno dei gusci come atto messianico supremo. Ne segue una corrente che arriva a fare della trasgressione uno strumento di redenzione. Scholem le ha dedicato l'opera di una vita, e la lezione che se ne trae è netta: una dottrina che assegna all'uomo la riparazione del cosmo contiene, nella propria logica, il permesso di fare qualunque cosa in suo nome.

La seconda direzione è il Novecento americano. Tikkun olam diventa la formula dell'impegno sociale ebraico, e da lì passa nel linguaggio comune fino a comparire nei discorsi politici. Non è un abuso, ed è anzi un ritorno involontario al senso della Mishnah; ma per strada il mito che dava alla parola il suo peso è caduto via, e resta un'esortazione generale a migliorare il mondo. La formula ha guadagnato pubblico e ha perso ciò che la spiegava.

Come la legge questa biblioteca

Un lavoro il cui esito non si vede

Fra le regole della pagina sulla Kabbalah ce n'è una che qui pesa più che altrove: non si estrae la dottrina dalla lingua e dalla comunità che la portano, come se fosse una tecnica trasferibile. Il tikkun è precisamente il termine che si è staccato, due volte e in due direzioni, da chi lo diceva. Ciò che questa biblioteca ne prende è una struttura, e la dichiara come tale.

La struttura è questa: un compito che tocca a chi vive nel mondo, si compie in atti ordinari, e non mostra il proprio risultato a chi lo compie. L'ultimo dei tre tratti è il meno citato ed è quello che decide. Una riparazione di cui si vedesse l'effetto sarebbe un mestiere, e si valuterebbe come si valuta un mestiere; una riparazione di cui non si vede l'effetto chiede una fedeltà che non ha riscontri, e mette chi la compie in una posizione che il percorso incontra di continuo. Il legame con la fedeltà come questa scuola la intende, e con la revisione a ritroso come esercizio quotidiano, sta qui e non in una somiglianza di parole.

La convergenza con la via della trasfigurazione, che il lessico segna come strutturale, è dello stesso ordine: redenzione dentro il mondo e non fuga da esso, e un compito affidato a mani umane. Due impianti che non si sono parlati arrivano alla stessa forma. Questo si può dire; che dicano la stessa cosa, no.

Elaborazione del curatore

Se questa scuola dovesse indicare una sola frase della Kabbalah che la riguarda da vicino, indicherei questa: il mondo non va abbandonato, va raccolto, e a raccoglierlo è chi ci abita. Aggiungo però che la storia sabbatiana va tenuta accanto e non messa in nota, perché è la prova di che cosa succede quando quella frase si stacca dalla misura che la accompagna. Chi si sente incaricato di riparare il cosmo ha già in mano una giustificazione per qualsiasi cosa faccia. L'antidoto, nelle fonti, non è un divieto: è la modestia del mezzo, atti ordinari, e l'invisibilità del risultato.nota curatoriale della biblioteca Ascesa

Da non confondere

Quattro riparazioni

Con la redenzione. Nelle teologie della salvezza il movimento decisivo viene da fuori e da sopra: qualcuno salva, qualcuno è salvato. Nel tikkun il movimento è dal basso, e l'iniziativa è dell'uomo. Non è una dottrina più ottimista, è una dottrina più esposta: se nessuno viene a salvare, il fallimento non ha appelli.

Con la penitenza e l'espiazione. Riparare un danno che si è causato è una cosa; riparare un danno che nessuno ha causato è un'altra. La rottura dei vasi non ha un colpevole, e quindi il tikkun non è un risarcimento e non ha nulla della logica del debito. Chi lo vive come espiazione ha portato dentro il racconto lurianico una colpa che il racconto non prevede.

Con il tikkun olam come impegno civile. È un uso legittimo, ha radici antiche nella Mishnah ed è più solido di quanto i puristi concedano. Ma non è la dottrina di Luria, e le due cose vanno tenute separate per una ragione pratica: nella versione lurianica il compito si compie in gesti minuti e senza esito visibile, in quella civile si misura sui risultati. Sono due etiche diverse, non due formulazioni della stessa.

Con la guarigione di sé. È lo scivolamento più recente: tikkun come percorso di riparazione personale, i propri cocci, la propria interezza da ricomporre. Le fonti dicono il contrario in un punto preciso: ciò che va riparato non è chi ripara. Il soggetto del verbo e il suo oggetto restano distinti, e il momento in cui coincidono è il momento in cui la dottrina è diventata un'altra cosa.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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