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Athanor · Lessico · Primo anello · Alchimia

Nigredo · Albedo · Citrinitas · Rubedo

latino alchemiconigredo «annerimento», albedo «sbiancamento», citrinitas «ingiallimento», rubedo «arrossamento»


Le quattro fasi della Grande Opera. Nigredo: la dissoluzione, l'annerimento, la morte simbolica della forma esistente. Albedo: la purificazione, l'emersione della luce dall'oscurità attraversata. Citrinitas: l'ingiallimento, spesso omesso nelle versioni tarde della sequenza. Rubedo: l'arrossamento, l'integrazione, il compimento. Jung vi legge le fasi dell'individuazione, e la biblioteca registra la lettura come convergenza dichiarata; l'affinità della nigredo con la notte oscura di Giovanni della Croce è uno specchio, non un'identità.

Grande OperaSolve et coagulaIndividuazioneNotte oscura

Dove lavoraMappa delle tradizioni (primo anello) · Timeline (alchimia)

Nel laboratorioAnno I · Anno IV


La parola

Quattro colori, e il greco ne aveva già quattro

I nomi latini sono astratti costruiti sui colori: nigredo dal nero, albedo dal bianco, citrinitas dal giallo del cedro, rubedo dal rosso. Sono termini tecnici e descrittivi: nominano ciò che si vede nel vaso, non uno stato dell'anima. Un alchimista che scrive «nigredo» sta annotando che la materia è annerita, come un tintore annota il colore del bagno.

La serie non è un'invenzione latina. Gli alchimisti greci avevano già quattro nomi costruiti allo stesso modo: melánōsis, l'annerimento, leúkōsis, l'imbiancamento, xánthōsis, l'ingiallimento, e íōsis, che dal nome della ruggine e del violetto indica l'ultimo colore. Il latino traduce, e nella traduzione l'ultimo termine slitta dal violetto al rosso.

La cosa più utile da sapere su questa voce è però che la serie non è fissa. Alcuni testi hanno tre fasi, altri quattro, altri ne moltiplicano i gradi fino a dodici o più. La terza, l'ingiallimento, sparisce da buona parte della letteratura tarda, e la definizione breve lo registra. Chi presenta le quattro fasi come lo schema dell'alchimia sta presentando una delle sue versioni, quella che ha avuto più fortuna.

Ancorato ai testi

Vidi un altare a forma di coppa, e un uomo che vi stava sopra; e mi disse: ho compiuto l'azione di discendere i quindici gradini della tenebra, e di salire i gradini della luce; e colui che sacrifica mi rinnova, rigettando la densità del corpo, e per necessità sono santificato come sacerdote e sto in piedi come compiuto.parafrasi dichiarata dalle Visioni di Zosimo di Panopoli, terzo o quarto secolo, il testo alchemico più antico in cui il processo è raccontato come una vicenda accaduta a un uomo. È anche il testo su cui Jung ha lavorato più a lungo

Dove nasce

La discesa prima della salita, e in quest'ordine

Ciò che rende questa sequenza diversa da quasi tutte le altre che la tradizione occidentale conosce è l'ordine, e in particolare il fatto che cominci con il nero.

Quasi tutti gli itinerari spirituali che l'Occidente ha formalizzato cominciano con una purificazione e procedono verso l'illuminazione: si toglie ciò che è sporco e poi si riceve luce. Qui il primo atto non è togliere lo sporco, è la putrefazione: la materia deve marcire, e il nero è il segno che sta marcendo. Il termine tecnico è putrefactio, e i trattati non lo addolciscono.

La ragione, nel linguaggio dell'Opera, è che una forma non si trasforma: si trasforma ciò che non ha più forma. Finché la materia tiene la propria organizzazione, qualunque cosa le si faccia produce modifiche superficiali. La nigredo non è una tappa dolorosa in una via altrimenti ascendente: è la condizione perché la via cominci.

E l'ultima fase è altrettanto controcorrente. Il rubedo non è una luce più intensa dell'albedo: il bianco viene prima, ed è già uno stato di purezza. Il rosso è quello che si ottiene rimettendo dentro il corpo, il colore, il sangue. Nel vocabolario alchemico la meta non è la purezza ma qualcosa di più concreto della purezza, e questa inversione è la sola parte della sequenza che non ha quasi paralleli altrove.

Come la legge questa biblioteca

Una convergenza dichiarata, e uno specchio

La definizione breve registra due rapporti e li tiene di grado diverso, ed è utile vedere perché.

Con l'individuazione junghiana il rapporto è chiamato convergenza dichiarata, e l'aggettivo è tecnico: non si tratta di una somiglianza che qualcuno ha notato da fuori, si tratta di una lettura che Jung ha proposto esplicitamente, motivandola, e che si può accettare o discutere sapendo di chi è. Jung ha passato trent'anni su questi testi e la sua interpretazione è la più elaborata che esista; resta una interpretazione, e chi la usa la usa come tale.

Con la notte oscura di Giovanni della Croce il rapporto è invece uno specchio, cioè un'affinità di struttura senza contatto e senza dipendenza. Le due tradizioni non si parlano, e la somiglianza fra la nigredo e la notte del senso è reale e limitata: entrambe descrivono un buio che sta all'inizio di qualcosa e non alla fine. Divergono in tutto il resto, e in particolare sul soggetto: la notte è passiva, la si subisce, mentre la nigredo è provocata dall'operatore che ha messo la materia in condizione di marcire.

Ciò che la biblioteca tiene, di questa voce, è l'ordine. Non c'è integrazione senza dissoluzione, e non ci sono scorciatoie che saltino la prima fase: è la cosa più severa e più utile che questa sequenza abbia da dire, e vale come criterio anche per chi non crede una parola del resto.

Da non confondere

Quattro sequenze

Con un itinerario fisso. Come si è visto, la serie varia da testo a testo, e i trattati contemplano che si torni indietro: una fase può ripetersi, e l'opera può fallire a metà. Presentarla come un percorso a quattro tappe da spuntare significa darle una linearità che non ha.

Con le fasi di un lutto o di una crisi. Le sequenze psicologiche in fasi, molto diffuse nella divulgazione, descrivono ciò che accade a una persona quando subisce qualcosa. Qui le fasi descrivono ciò che accade a una materia sottoposta a un regime deliberato di calore. La differenza è chi fa: nell'Opera c'è un operatore, e i colori compaiono perché qualcuno ha tenuto il fuoco.

Con la notte oscura. Come sopra, e la distinzione pratica è quella che conta: la notte non si cerca e non si produce, la nigredo è provocata. Chi cerca di provocarsi una notte oscura fa un errore di categoria, e chi si aspetta che la nigredo arrivi da sola aspetta.

Con una progressione di intensità. Il senso comune legge nero, bianco, giallo, rosso come una scala che sale verso il più luminoso, e si aspetta che l'ultima fase sia la più esaltante. Nella sequenza alchemica l'albedo è già uno stato di quiete e di purezza, e il rubedo vi rimette dentro il corpo e il colore. La meta è più densa, non più rarefatta, ed è il punto in cui l'alchimia si separa da quasi tutte le vie di ascesa.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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