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Athanor · Le dieci Sefirot · 1 di 10 כתר

Keter

Corona

keter

«Dieci Sefirot del nulla: frena la bocca dal parlarne e il cuore dal pensarla.» Sefer Yetzirah I, 8, parafrasi dichiarata

Una delle dieci camere della stanza sulla Kabbalah, che spiega la figura intera. Come quella, questa pagina non sta in nessun menu: ci si arriva dall'albero.

Uno

Il nome

La radice è k-t-r, e il verbo che ne viene vuol dire circondare, fare cerchio attorno. Una corona non si porta dentro la testa: le sta attorno, e la tocca senza esserne parte. Il nome, preso alla lettera, dice dunque una cosa precisa e scomoda: la prima Sefirah non è la cima della mente, è ciò che la circonda dall'esterno.

È la ragione per cui, in tutte le figure, Keter è l'unico luogo che non ha nulla sopra di sé e tuttavia non è il principio. Sopra c'è l'Ein Sof, il senza fine, che non è l'undicesima potenza ma ciò di cui la scala non parla. Keter sta sul confine, e lo si vede dal modo in cui la tradizione ne parla: quasi sempre per negazione.

Due

Dove sta nell'albero

Keter è la prima delle dieci e sta sul pilastro dell'equilibrio, la colonna che non è una terza forza ma il luogo in cui le altre due si tengono. Sulla stessa colonna non ha nulla sopra di sé, e sotto ha Tiferet.

Tre

Che cosa nomina

Il contenuto di Keter è il volere, ratzon, e va inteso in un senso che l'italiano fatica a tenere. Non un volere che vuole qualcosa: un volere che precede ogni contenuto possibile, e che per questo non si distingue ancora da nulla. Da qui il nome che la Kabbalah le dà più spesso quando vuole essere esatta, Ayin, il nulla. Non è un modo di dire che Keter sia vuota. È il riconoscimento che di essa non si può dire che cosa sia, perché ogni «che cosa» è già un taglio, e il taglio comincia due gradini più in basso, in Binah.

La letteratura zoharica delle Idrot, i grandi discorsi sui volti divini, la chiama Atika Kadisha, l'Antico Santo, e Arikh Anpin, il volto lungo. La seconda espressione è un idiotismo ebraico per la pazienza: chi ha il volto lungo è chi tarda ad adirarsi. Le si contrappone Zeir Anpin, il volto piccolo o corto, che sta per Tiferet e per le Sefirot che le stanno attorno. La differenza fra i due volti non è di grandezza ma di tempo: uno non ha fretta e l'altro reagisce.

C'è poi una discussione interna che vale la pena riferire, perché è il punto in cui i cabalisti stessi non sono d'accordo. Se Keter è tanto vicina all'Ein Sof da doverne essere detta per negazione, è ancora una delle dieci o è piuttosto il primo velo dell'infinito? Alcuni la contano fra le dieci e lasciano Da'at fuori, come fa la figura che si vede dappertutto. Altri fanno il contrario: escludono Keter dal computo, perché troppo alta, e mettono Da'at al suo posto per tenere il numero. Le due liste hanno dieci nomi entrambe e non gli stessi dieci. Cordovero discute la questione con qualche pagina di cautela nel Pardes Rimmonim, e la cautela è essa stessa l'insegnamento: sul primo gradino la tradizione non pretende di avere una risposta sola.

Ancorato ai testi

Il Sefer Yetzirah, dopo aver enumerato le dieci potenze, non ne descrive la prima: prescrive di tacere. Se il tuo cuore corre, torna al luogo, perché di questo è detto «correvano e tornavano»; e su questa cosa è stato stretto un patto.parafrasi dichiarata di Sefer Yetzirah I, 8, che cita Ezechiele 1,14. Il testo ha tre recensioni e la numerazione varia leggermente

Quattro

Gli altri nomi che porta

Nessuna Sefirah ha un nome solo. Gli epiteti non sono sinonimi: ciascuno la guarda da un lato, e insieme dicono più del nome principale.

  • כתר עליון
    Keter Elyon corona supremaLa forma piena del nome, e quella che i testi usano quando vogliono distinguerla da una corona qualunque.
  • אין
    Ayin il nullaNon un vuoto: l'impossibilità di dire che cosa sia. È il nome che la mistica ebraica usa quando è più precisa, non quando è più poetica.
  • עתיקא קדישא
    Atika Kadisha l'Antico SantoIl nome delle Idrot zohariche, in aramaico. Antico non per età ma per precedenza.
  • אריך אנפין
    Arikh Anpin il volto lungoModo di dire ebraico per la pazienza. Chi ha il volto lungo tarda ad adirarsi.
  • רצון
    Ratzon il volereIl volere prima di ogni oggetto voluto.

A ogni Sefirah la tradizione associa poi un nome divino, un membro dell'Adam Kadmon e, per le sette inferiori, uno dei sette pastori che si invitano nella capanna della festa delle Capanne. Sono corrispondenze medievali e interne alla tradizione ebraica. Le corrispondenze con i pianeti, i colori e gli arcani, che si incontrano ovunque, sono ottocentesche e stanno fuori da queste pagine: la stanza madre spiega perché.

Il nome divino

אהיה Ehyeh
«Io sarò», dalla risposta del roveto: Ehyeh asher ehyeh, Esodo 3,14. Gikatilla lo assegna a Keter, e la scelta è coerente col resto: è l'unico nome divino della Torah che sia un verbo al futuro, cioè un nome che rimanda invece di definire.

Nell'Adam Kadmon

Il cranio, e nella lettura dei volti l'intero volto lungo. Le prime tre Sefirot stanno nel capo dell'Adam Kadmon, le sette che seguono nel corpo.

Cinque

Le vie che la toccano

Tre delle ventidue vie passano di qui, e ciascuna porta una lettera dell'alfabeto ebraico. La ripartizione in tre madri, sette doppie e dodici semplici viene dal Sefer Yetzirah; quale lettera stia su quale linea è invece la disposizione fissata da Kircher nel Seicento e ripresa dalla Golden Dawn, come la stanza madre dichiara una volta per tutte.

  • א
    Aleph il buevia 11 · tre madri · scende verso Chokhmah
  • ב
    Beth la casavia 12 · sette doppie · scende verso Binah
  • ג
    Gimel il cammellovia 13 · sette doppie · scende verso Tiferet
Sei

Lo squilibrio

Keter è l'unica delle dieci di cui non abbia senso dire che possa dominare da sola: non ha un contenuto proprio da imporre. Lo squilibrio, qui, non sta nella Sefirah ma in chi la guarda, e ha una forma riconoscibile: la pretesa di cominciare dall'alto. È il motivo per cui il Sefer Yetzirah, arrivato alla prima, invece di descriverla ordina di frenare la bocca e il cuore, e per cui lo Sha'are Orah di Gikatilla è costruito al contrario, dalla decima porta verso la prima. Un libro che comincia da Malkhut sta dicendo, con la sua struttura prima che con le sue frasi, che dalla corona non si parte.

La radice che le corrisponde nelle liste tarde porta questo per nome. Thaumiel, i gemelli di Dio, è l'unica delle dieci a essere doppia, e nella figura porta due numeri. Il rovescio della corona non è l'assenza di unità: sono due che pretendono ciascuno di essere l'uno. È una diagnosi acuta, chiunque l'abbia formulata, e vale sul piano su cui questa pagina può verificarla: la contraffazione dell'unità non è la molteplicità, è la rivalità di due assoluti.

La radice corrispondente

Thaumiel, la radice X/XI nella figura del rovescio. I dieci nomi delle radici, nella forma e nell'ordine in cui si incontrano oggi, vengono da un elenco vittoriano che riordina materiali medievali: la parte 5 della stanza ne ricostruisce la provenienza, e spiega perché qui il rovescio dell'albero si legga e non si visiti.

Sette

Come questa biblioteca la legge

Di Keter questa biblioteca prende una sola cosa, e la prende sul serio: che il principio si dica per negazione. È il punto in cui l'albero converge per struttura con la via apofatica cristiana, dove Gregorio di Nissa fa finire la salita nella tenebra e chiama vedere il non vedere. Sono due tradizioni che non comunicano e arrivano alla stessa forma: il vertice non si descrive. Il lessico segna fra le due una convergenza strutturale, che vuol dire due impianti confrontabili e non due nomi della stessa cosa, e la distanza va tenuta anche quando la somiglianza è forte.

La seconda cosa è pratica e riguarda l'ordine di lettura. Se il libro che dà il nome all'albero comincia dal basso, comincia dal basso anche chi lo studia. La pagina di Malkhut è quella da cui conviene entrare, e questa è quella a cui si arriva per ultimi.

Lo Sha'are Orah percorre le dieci porte dal basso verso l'alto, e conviene fare lo stesso: si comincia da Malkhut, non da Keter.