Chesed
Grazia
ḥesed«Tua, Signore, è la grandezza, la potenza, la bellezza, la durata e la gloria.» 1 Cronache 29,11, il versetto da cui vengono sei delle sette Sefirot inferiori
Una delle dieci camere della stanza sulla Kabbalah, che spiega la figura intera. Come quella, questa pagina non sta in nessun menu: ci si arriva dall'albero.
Il nome
Chesed è una delle parole più difficili della Bibbia ebraica, e le traduzioni correnti la mancano quasi tutte. Non è la bontà generica e non è la carità: è la lealtà dentro un legame, la fedeltà di chi resta dalla parte dell'altro perché fra loro c'è un patto. Le versioni antiche oscillano fra misericordia, grazia e benevolenza, e nessuna delle tre porta la cosa essenziale, che è il vincolo.
La quarta Sefirah porta anche un secondo nome, Gedullah, grandezza, ed è quello che compare nel versetto delle Cronache da cui la lista delle sette inferiori è ricavata. I due nomi dicono la stessa cosa da due lati: la grandezza come effusione, l'effusione come lealtà.
Dove sta nell'albero
Chesed è la quarta delle dieci e sta sul pilastro della misericordia. Sulla stessa colonna ha sopra di sé Chokhmah e sotto di sé Netzach. Sulla stessa riga, di fronte, sta Gevurah, sull'altra colonna: le due vanno lette insieme.
Ogni cerchio è una porta · la tavola grande, con le ventidue lettere
Che cosa nomina
Con Chesed si scende dal capo al corpo, e comincia la parte dell'albero che la tradizione considera accessibile. Le prime tre Sefirot stanno nel capo dell'Adam Kadmon e sono dette nascoste; le sette che seguono stanno nel corpo, hanno ciascuna un patriarca e un giorno della settimana, e sono quelle su cui si può lavorare.
Il contenuto di Chesed è il dare senza misura. Non generosità nel senso morale: effusione nel senso fisico, ciò che si riversa e non trattiene nulla. Nella figura sta in cima alla colonna di destra sotto Chokhmah, e riceve da lei per la via di Vav, il gancio, che è la lettera che in ebraico congiunge.
La cosa più istruttiva che la tradizione dica di Chesed è che da sola non basta, e lo dice con una storia. Un midrash molto citato racconta che prima di questo mondo Dio ne creò e ne distrusse altri, e la lettura cabbalistica vi riconosce mondi retti da una misura sola: quelli di solo giudizio non ressero perché nulla vi poteva vivere, e quelli di sola grazia non ressero perché nulla vi prendeva forma. È una dottrina sobria e va detta con precisione: il male non è il rigore, e il bene non è la grazia. Ciascuna delle due, da sola, disfa il mondo, e lo disfa in due modi diversi.
Il patriarca è Abramo, e la scelta non è ornamentale. Abramo è l'uomo che corre incontro a tre sconosciuti e li fa sedere, ed è anche l'uomo che discute con Dio per Sodoma cercando dieci giusti. In entrambi i casi si sporge oltre la misura, ed è quello che Chesed fa. Il profeta Michea, chiudendo il suo libro, associa esplicitamente chesed ad Abramo.
Ancorato ai testi
Tua, Signore, è la grandezza (ha-gedullah), la potenza (ha-gevurah), la bellezza (ha-tif'eret), la durata (ha-netzach) e la gloria (ha-hod), poiché tutto (khol) è nei cieli e sulla terra; tuo, Signore, è il regno (ha-mamlakhah).1 Cronache 29,11. Da questo solo versetto vengono i nomi di sei Sefirot inferiori; il «tutto» è letto come Yesod e il «regno» come Malkhut. L'operazione si attribuisce a Isacco il Cieco, in Provenza all'inizio del Duecento: i nomi furono scelti per ragioni esegetiche prima che concettuali, cioè perché stavano in un versetto, e solo dopo la dottrina li riempì. Che la lista abbia una radice biblica precisa è un fatto, e va tenuto distinto dalle costruzioni successive
Gli altri nomi che porta
Nessuna Sefirah ha un nome solo. Gli epiteti non sono sinonimi: ciascuno la guarda da un lato, e insieme dicono più del nome principale.
- גדולהGedullah grandezzaIl nome che compare in 1 Cronache 29,11, e quello che i testi usano quando vogliono la lista biblica.
- אהבהAhavah amoreUsato nelle fonti tarde per la stessa Sefirah, con l'accento sul legame più che sull'effusione.
- מיםMayim acquaNella lettura per elementi, Chesed è l'acqua: scende, prende la forma di ciò che incontra, non si trattiene.
A ogni Sefirah la tradizione associa poi un nome divino, un membro dell'Adam Kadmon e, per le sette inferiori, uno dei sette pastori che si invitano nella capanna della festa delle Capanne. Sono corrispondenze medievali e interne alla tradizione ebraica. Le corrispondenze con i pianeti, i colori e gli arcani, che si incontrano ovunque, sono ottocentesche e stanno fuori da queste pagine: la stanza madre spiega perché.
אל El
Il nome divino più breve e più antico del semitico occidentale. Nel Salmo 52,3 chesed El è la grazia di Dio che dura tutto il giorno: il legame fra il nome e la Sefirah è già nel testo biblico prima di essere una dottrina.
Abramo
Il primo dei sette pastori. L'uomo che corre incontro agli ospiti e che discute per Sodoma: in entrambi i casi si sporge oltre la misura.
Il braccio destro.
Le vie che la toccano
Quattro delle ventidue vie passano di qui, e ciascuna porta una lettera dell'alfabeto ebraico. La ripartizione in tre madri, sette doppie e dodici semplici viene dal Sefer Yetzirah; quale lettera stia su quale linea è invece la disposizione fissata da Kircher nel Seicento e ripresa dalla Golden Dawn, come la stanza madre dichiara una volta per tutte.
- ו
- ט
- י
- כ
Lo squilibrio
Dare senza limite è un modo di cancellare chi riceve. Lo squilibrio di Chesed non ha l'aria di un difetto e per questo è difficile da riconoscere: si presenta come dedizione, come disponibilità, come incapacità di dire di no, e produce persone che non hanno più contorni e relazioni in cui non si distingue più chi sta facendo cosa. Un mondo di sola grazia, dice il midrash, non regge, e la ragione è tecnica prima che morale: senza un limite nulla prende forma, e ciò che non ha forma non esiste abbastanza da poter essere amato.
Per questo la figura mette Chesed di fronte a Gevurah sulla stessa riga, congiunte dalla via di Teth, e per questo il pilastro di mezzo esiste. La prima cosa che l'albero insegna, e la insegna per geometria prima che per dottrina, è che nessuna delle due colonne laterali è buona da sola.
La radice corrispondente è Gha'agsheblah, che le liste rendono con i percussori o i frantumatori. Il rovescio della grazia non è l'avarizia: è l'effusione che travolge ciò su cui si riversa.
Gha'agsheblah, la radice VII nella figura del rovescio. I dieci nomi delle radici, nella forma e nell'ordine in cui si incontrano oggi, vengono da un elenco vittoriano che riordina materiali medievali: la parte 5 della stanza ne ricostruisce la provenienza, e spiega perché qui il rovescio dell'albero si legga e non si visiti.
Come questa biblioteca la legge
Chesed è la Sefirah su cui questa biblioteca è più esposta, perché è quella che somiglia di più a ciò che una scuola spirituale rischia di diventare. La correzione che l'albero propone è severa e non viene da fuori: viene dalla figura stessa, che mette accanto a ogni effusione un limite e chiama equilibrio non il compromesso fra i due ma la forma che entrambi assumono quando nessuno dei due vince.
Il rimando che vale la pena tenere è con la kenosis, e va tenuto per contrasto. Il ritrarsi paolino e l'effusione di Chesed sono due movimenti opposti che servono lo stesso scopo, fare spazio all'altro: uno lo fa togliendosi, l'altro dandosi. Il lessico non li mette in relazione, e ho scelto di non aggiungerla: sarebbe un accostamento mio, e questa pagina distingue quello che le fonti dicono da quello che a me sembra.
Lo Sha'are Orah percorre le dieci porte dal basso verso l'alto, e conviene fare lo stesso: si comincia da Malkhut, non da Keter.