Tiferet
Bellezza
tif'eret«Giacobbe era uomo integro, che dimorava nelle tende.» Genesi 25,27, del patriarca che la tradizione mette al centro dell'albero
Una delle dieci camere della stanza sulla Kabbalah, che spiega la figura intera. Come quella, questa pagina non sta in nessun menu: ci si arriva dall'albero.
Il nome
La radice p-'-r dice l'ornamento e la magnificenza, e da essa viene il verbo che significa glorificare. Tif'eret è la bellezza nel senso antico del termine, che non è la gradevolezza ma la giusta proporzione fra le parti: bello, qui, vuol dire tenuto insieme come si deve.
È il nome che compare nel versetto delle Cronache fra la potenza e la durata, ed è anche il nome che spiega la posizione. La sesta Sefirah sta al centro esatto della figura, sulla colonna di mezzo, alla stessa altezza del punto in cui le due colonne laterali si guardano. La bellezza, in questa grammatica, non è un attributo aggiunto: è quello che succede quando la grazia e il rigore smettono di prevalere l'una sull'altro.
Dove sta nell'albero
Tiferet è la sesta delle dieci e sta sul pilastro dell'equilibrio, la colonna che non è una terza forza ma il luogo in cui le altre due si tengono. Sulla stessa colonna ha sopra di sé Keter e sotto di sé Yesod.
Ogni cerchio è una porta · la tavola grande, con le ventidue lettere
Che cosa nomina
Su Tiferet va tolto subito un equivoco. Non è la media fra Chesed e Gevurah, e non è il loro compromesso. Un compromesso è quello che si ottiene togliendo qualcosa a entrambe le parti, e produce una cosa più piccola di tutte e due. Tiferet è la forma che la grazia e il rigore assumono quando nessuno dei due vince, ed è più grande di entrambi: le fonti la chiamano Rachamim, misericordia, e la misericordia non è un giudizio addolcito, è un giudizio che tiene conto di chi ha davanti.
Nella lettura dei volti, Tiferet è Zeir Anpin, il volto piccolo o corto, contrapposto ad Arikh Anpin, il volto lungo di Keter. Il piccolo non è il minore: è quello che reagisce, che ha tempi umani, che si adira e si placa. È la parte dell'albero con cui si può avere un rapporto, e non a caso è quella a cui tocca il Tetragramma, il nome divino per eccellenza.
La cosa più importante che lo Zohar dica di Tiferet, però, non riguarda ciò che è ma un rapporto: quello con Malkhut. Il Re e la Regina, lo Sposo e la Sposa, il Santo benedetto e la sua Presenza. L'unione dei due è il fine di ogni cosa, e la loro separazione è il nome che la Kabbalah dà all'esilio. È da qui che deriva la formula che accompagna tante pratiche ebraiche, «per unire il Santo benedetto e la sua Presenza», ed è il motivo per cui l'albero non è una scala da salire ma un circuito da rimettere in comunicazione. Non si tratta di arrivare in alto: si tratta che l'alto e il basso si tocchino.
Il patriarca è Giacobbe, e la tradizione lo chiama il più scelto fra i padri. Non perché sia il migliore in senso morale, ma perché è quello che tiene insieme gli altri due: figlio di Isacco e nipote di Abramo, contiene la linea intera. È anche l'unico che lotta per una notte e ne esce zoppo, e non è un dettaglio secondario per una Sefirah che sta al centro: l'equilibrio non è la condizione di chi non ha combattuto.
Ancorato ai testi
Sei Sefirot, dalla quarta alla nona, formano nella lettura per membra il corpo dell'Adam Kadmon, e Tiferet ne è il torso. La stessa figura vale per il cosmo e per l'uomo, e la Kabbalah la chiama Adam Kadmon, l'uomo primordiale: le tre colonne stanno all'uomo come stanno al mondo.sulla lettura antropomorfa dell'albero, che è antica e centrale nella letteratura zoharica delle Idrot, e che va tenuta distinta dalla metafora corrente: nelle fonti non è una similitudine ma una struttura
Gli altri nomi che porta
Nessuna Sefirah ha un nome solo. Gli epiteti non sono sinonimi: ciascuno la guarda da un lato, e insieme dicono più del nome principale.
- רחמיםRachamim misericordiaDalla radice che dà anche rechem, il grembo. Non un giudizio addolcito: un giudizio che tiene conto di chi ha davanti.
- זעיר אנפיןZeir Anpin il volto piccoloL'opposto del volto lungo di Keter. Non il minore: quello che reagisce, con tempi umani.
- מלךMelekh il reNella coppia con Malkhut, che è il regno. Il re senza il regno non regna, e la Kabbalah lo dice esattamente così.
- שמשShemesh il soleSta a Malkhut, che è la luna, come la luce propria alla luce riflessa.
A ogni Sefirah la tradizione associa poi un nome divino, un membro dell'Adam Kadmon e, per le sette inferiori, uno dei sette pastori che si invitano nella capanna della festa delle Capanne. Sono corrispondenze medievali e interne alla tradizione ebraica. Le corrispondenze con i pianeti, i colori e gli arcani, che si incontrano ovunque, sono ottocentesche e stanno fuori da queste pagine: la stanza madre spiega perché.
יהוה il Tetragramma
Il nome di quattro lettere, quello che nella tradizione rabbinica dice la misericordia in opposizione a Elohim che dice il giudizio. Che tocchi al centro dell'albero è coerente con tutto il resto: al centro sta il nome che non si pronuncia e da cui gli altri dipendono.
Giacobbe
Il terzo dei sette, e quello che la tradizione chiama il più scelto fra i padri: contiene la linea intera. È anche l'unico che lotta una notte e ne esce zoppo.
Il torso, e nelle fonti che entrano nel dettaglio il cuore.
Le vie che la toccano
Otto delle ventidue vie passano di qui, e ciascuna porta una lettera dell'alfabeto ebraico. La ripartizione in tre madri, sette doppie e dodici semplici viene dal Sefer Yetzirah; quale lettera stia su quale linea è invece la disposizione fissata da Kircher nel Seicento e ripresa dalla Golden Dawn, come la stanza madre dichiara una volta per tutte.
- ג
- ה
- ז
- י
- ל
- נ
- ס
- ע
Lo squilibrio
Lo squilibrio del centro è il più difficile da vedere, perché non ha una direzione. Chesed che eccede si riconosce, Gevurah che eccede si riconosce; un centro che ha perso la presa non produce un eccesso, produce un'oscillazione. Le due colonne continuano a esserci e non si tengono più: si alternano. Nella pratica ha la forma di chi passa dall'indulgenza al rigore e ritorno senza accorgersi di essersi mosso, e che ogni volta ha ragione.
La radice corrispondente lo dice bene. Thagirion, che le liste rendono con i litigiosi o i contendenti: al posto dell'equilibrio, la contesa. Non due forze che si tengono, due forze che si azzuffano nello stesso luogo.
C'è poi lo squilibrio proprio del rapporto con Malkhut, ed è quello che le fonti considerano più grave di tutti. Un centro che riceve dall'alto e non consegna al basso è il Re separato dalla Sposa, ed è il nome cabbalistico dell'esilio.
Thagirion, la radice V nella figura del rovescio. I dieci nomi delle radici, nella forma e nell'ordine in cui si incontrano oggi, vengono da un elenco vittoriano che riordina materiali medievali: la parte 5 della stanza ne ricostruisce la provenienza, e spiega perché qui il rovescio dell'albero si legga e non si visiti.
Come questa biblioteca la legge
Tiferet è la Sefirah in cui questa biblioteca si riconosce di più, e conviene dirlo apertamente perché è anche il punto in cui il rischio di forzare è maggiore. La struttura dell'albero, con un centro che tiene insieme due estremi senza annullarli e che vale insieme per il cosmo e per l'uomo, ha la stessa forma della tesi che il sito chiama Cristo cosmico. Il lessico segna fra le tradizioni di questa mappa relazioni e mai equivalenze, e qui la relazione è di convergenza strutturale: due impianti che si somigliano per costruzione, senza che l'uno dica l'altro.
La distanza va tenuta e non è piccola. Nella Kabbalah il centro è un grado dell'emanazione; nella tesi cristiana è una persona entrata nella storia in una data. Che le due figure si somiglino è un fatto e vale la pena vederlo; che dicano la stessa cosa non lo affermo, e chi volesse affermarlo dovrebbe cancellare l'Incarnazione da una parte o l'Ein Sof dall'altra.
Lo Sha'are Orah percorre le dieci porte dal basso verso l'alto, e conviene fare lo stesso: si comincia da Malkhut, non da Keter.