Binah
Intelligenza
binah«Comprendi con sapienza e sii sapiente con comprensione.» Sefer Yetzirah I, 4, parafrasi dichiarata
Una delle dieci camere della stanza sulla Kabbalah, che spiega la figura intera. Come quella, questa pagina non sta in nessun menu: ci si arriva dall'albero.
Il nome
Qui il nome dice più di quanto sembri. La radice è b-y-n, e la stessa radice dà la preposizione bein, «fra». Binah è dunque, alla lettera, la facoltà che lavora fra le cose: quella che distingue, che passa in mezzo, che separa una cosa dall'altra. Non è un sapere in più rispetto a Chokhmah, è lo stesso sapere che comincia ad avere dei margini.
Ne segue una conseguenza che questa pagina prende sul serio. Ogni comprensione è un taglio. Comprendere vuol dire tracciare un contorno, e tracciare un contorno vuol dire escludere: la terza Sefirah è insieme la madre e la prima lama. Le due cose non sono in tensione, sono la stessa cosa guardata da due lati, e la tradizione lo dice apertamente collocando in Binah l'origine del giudizio.
Dove sta nell'albero
Binah è la terza delle dieci e sta sul pilastro del rigore. Sulla stessa colonna non ha nulla sopra di sé, e sotto ha Gevurah. Sulla stessa riga, di fronte, sta Chokhmah, sull'altra colonna: le due vanno lette insieme.
Ogni cerchio è una porta · la tavola grande, con le ventidue lettere
Che cosa nomina
Se Chokhmah è il punto, Binah è il palazzo: il luogo dove il punto si svolge e prende misura. Le fonti la chiamano Imma, la madre, e la coppia con Abba non è una figura retorica ma un modello di funzionamento. Il seme non produce nulla da solo; il grembo non genera nulla da solo; da loro due, dice la Kabbalah, vengono le sette Sefirot inferiori, che per questo sono spesso chiamate i sette figli.
Il motivo che meglio dice che cosa sia Binah sono le cinquanta porte. La tradizione parla di cinquanta porte dell'intelligenza, e aggiunge che a Mosè ne furono aperte quarantanove: la cinquantesima resta chiusa a chiunque. Non è un dato dottrinale a cui si possa risalire con precisione, ed è una delle notizie più citate della letteratura ebraica; qui vale come immagine esatta di che cosa sia comprendere. Comprendere procede per porte, una alla volta, e la porta successiva esiste sempre. Un'intelligenza compiuta sarebbe un'intelligenza che non ha più nulla davanti, e la tradizione la esclude in partenza.
Il secondo nome importante è Teshuvah, che si traduce comunemente con pentimento e significa alla lettera ritorno. Che il ritorno abbia il suo luogo nella terza Sefirah, in cima alla colonna del rigore, è una delle cose più fini che l'albero dica: si torna là dove le cose vengono distinte, non là dove vengono confuse. Nella stessa direzione va il terzo nome, Olam ha-Ba, il mondo che viene, che nella lettura cabbalistica non è un tempo futuro ma un livello sempre presente e non ancora raggiunto.
Infine il punto che collega Binah alla parte più severa dell'albero. Lo Zohar ripete che i giudizi si destano da Binah, e Luria fa di questa origine il perno della sua cosmologia. Non perché la madre sia dura, ma perché delimitare è già giudicare: dire che una cosa finisce qui è dire che di là non è più lei.
Ancorato ai testi
Comprendi con sapienza e sii sapiente con comprensione: esamina con esse e indaga da esse, e fa' stare la cosa nella sua chiarezza, e riporta il formatore sul suo fondamento.parafrasi dichiarata di Sefer Yetzirah I, 4. La coppia sapienza-intelligenza vi compare come un movimento a due tempi, non come due facoltà separate
Gli altri nomi che porta
Nessuna Sefirah ha un nome solo. Gli epiteti non sono sinonimi: ciascuno la guarda da un lato, e insieme dicono più del nome principale.
- אמאImma la madreLa seconda della coppia. Da Abba e Imma vengono le sette Sefirot inferiori, dette per questo i sette figli.
- היכלHeikhal il palazzoIl luogo dove il punto si svolge. Il nome ricorre nella letteratura dei palazzi, che è anteriore alla Kabbalah.
- תשובהTeshuvah il ritornoChe si traduce con pentimento e significa tornare. Si torna dove le cose vengono distinte.
- עולם הבאOlam ha-Ba il mondo che vieneNon un tempo futuro: un livello presente e non ancora raggiunto.
A ogni Sefirah la tradizione associa poi un nome divino, un membro dell'Adam Kadmon e, per le sette inferiori, uno dei sette pastori che si invitano nella capanna della festa delle Capanne. Sono corrispondenze medievali e interne alla tradizione ebraica. Le corrispondenze con i pianeti, i colori e gli arcani, che si incontrano ovunque, sono ottocentesche e stanno fuori da queste pagine: la stanza madre spiega perché.
יהוה il Tetragramma con le vocali di Elohim
Nella sistemazione di Gikatilla a Binah tocca il nome di quattro lettere letto però con le vocali di Elohim, che è il nome del giudizio. Le consonanti dicono la misericordia, la voce dice il rigore: è la definizione della terza Sefirah scritta dentro un nome.
L'emisfero sinistro del capo, e nella lettura generativa il grembo.
Le vie che la toccano
Quattro delle ventidue vie passano di qui, e ciascuna porta una lettera dell'alfabeto ebraico. La ripartizione in tre madri, sette doppie e dodici semplici viene dal Sefer Yetzirah; quale lettera stia su quale linea è invece la disposizione fissata da Kircher nel Seicento e ripresa dalla Golden Dawn, come la stanza madre dichiara una volta per tutte.
- ב
- ד
- ז
- ח
Lo squilibrio
Un'intelligenza che non smetta mai di distinguere non arriva da nessuna parte, perché ogni distinzione ne apre un'altra e la serie non ha termine. È lo squilibrio proprio di Binah, e ha due facce che si somigliano poco e vengono dallo stesso posto: da un lato l'analisi che non si decide, dall'altro il rigore che separa per non doversi esporre. Le cinquanta porte descrivono la cosa nella sua forma sana; nella forma malata le porte si contano e non si attraversano.
C'è poi la faccia severa. Se dalla madre si destano i giudizi, allora la stessa forza che dà forma al mondo, quando si stacca dalla colonna di destra, comincia a irrigidirlo. Il ponte fra Binah e Gevurah non è metaforico: è la via di Cheth, che le congiunge lungo la colonna del rigore, e le fonti lo percorrono spesso.
La radice corrispondente è Satariel, dalla radice ebraica che dice nascondere. Gli occultatori: distinguere per coprire, cioè usare la precisione come velo. È il rovescio esatto di una facoltà il cui compito è dare margini alle cose.
Satariel, la radice VIII nella figura del rovescio. I dieci nomi delle radici, nella forma e nell'ordine in cui si incontrano oggi, vengono da un elenco vittoriano che riordina materiali medievali: la parte 5 della stanza ne ricostruisce la provenienza, e spiega perché qui il rovescio dell'albero si legga e non si visiti.
Come questa biblioteca la legge
Binah è la Sefirah che giustifica la parola con cui questo sito descrive l'intero albero. Una grammatica non dice che cosa dire: dice come le parti di un discorso si tengono, e permette di riconoscere una frase mal costruita anche quando suona bene. È esattamente il lavoro della terza Sefirah, e la ragione per cui qui l'albero non viene usato come oggetto di speculazione ma come strumento di lettura.
Il secondo prestito riguarda il discernimento. Che il ritorno abbia il suo luogo in cima alla colonna che delimita è una convergenza strutturale con quanto la tradizione monastica ha scoperto per altra via: che il rimedio all'opacità dell'interno è una distinzione, e che la distinzione è un lavoro, non un'illuminazione.
Lo Sha'are Orah percorre le dieci porte dal basso verso l'alto, e conviene fare lo stesso: si comincia da Malkhut, non da Keter.