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Athanor · Le dieci Sefirot · 8 di 10 הוד

Hod

Splendore

hod

«Aronne tacque.» Levitico 10,3, del pastore che la tradizione assegna a questa Sefirah

Una delle dieci camere della stanza sulla Kabbalah, che spiega la figura intera. Come quella, questa pagina non sta in nessun menu: ci si arriva dall'albero.

Uno

Il nome

Hod è lo splendore, la maestà visibile, ed è uno dei termini del versetto delle Cronache. Nella Bibbia indica quasi sempre una gloria che si vede da fuori: lo splendore del re, la maestà posata su qualcuno.

La tradizione cabbalistica accosta a questo nome un secondo campo di senso, quello di hoda'ah, che vuol dire insieme ringraziamento e riconoscimento, e che nella stessa radice tiene anche il confessare. L'accostamento è dottrinale e non etimologico, e va detto: hod e hoda'ah vengono da radici distinte, e i cabalisti le avvicinano per assonanza e per contenuto, come fanno spesso e apertamente. Ne esce però una definizione che regge: lo splendore dell'ottava Sefirah è quello di chi riconosce, cioè di chi cede.

Due

Dove sta nell'albero

Hod è la ottava delle dieci e sta sul pilastro del rigore. Sulla stessa colonna ha sopra di sé Gevurah, e sotto non ha più nulla: è dove la figura finisce. Sulla stessa riga, di fronte, sta Netzach, sull'altra colonna: le due vanno lette insieme.

Tre

Che cosa nomina

Hod è la gamba sinistra, l'ultima ricaduta della colonna del rigore, e sta di fronte a Netzach come il cedere sta al persistere. Se la settima è la forza che non si stanca, l'ottava è la disponibilità a fermarsi, e le due insieme fanno il passo.

Il modo migliore per capirla è il suo patriarca. Aronne è il quinto dei sette, ed è il fratello maggiore che parla al posto di Mosè e non lo sostituisce mai. È il sacerdote, cioè colui il cui lavoro consiste interamente nel servire un rito che non ha inventato: la gloria del sacerdozio è tutta in vesti, gesti e paramenti prescritti da altri, ed è splendore vero e per intero ricevuto. E quando i suoi due figli muoiono davanti al santuario, il testo del Levitico registra la sua reazione in due parole: Aronne tacque. È la Sefirah in un versetto.

Nella lettura per coppie, Netzach e Hod sono anche i due canali della profezia, e la loro distinzione ha un senso preciso: la parola profetica deve durare e deve arrendersi, deve tenere e deve tacere quando è il momento. Una profezia che non sappia tacere è opinione ripetuta ad alta voce.

Ancorato ai testi

Mosè disse ad Aronne: «È quello che il Signore aveva detto: mi mostrerò santo in quelli che mi stanno vicino e sarò glorificato davanti a tutto il popolo». E Aronne tacque.Levitico 10,3, subito dopo la morte di Nadab e Abiu. La tradizione cabbalistica assegna Aronne a Hod, e il silenzio del versetto è la lettura più sobria di che cosa sia la resa in questa Sefirah

Quattro

Gli altri nomi che porta

Nessuna Sefirah ha un nome solo. Gli epiteti non sono sinonimi: ciascuno la guarda da un lato, e insieme dicono più del nome principale.

  • הודאה
    Hoda'ah il riconoscereRingraziamento e confessione nella stessa parola. L'accostamento con hod è dottrinale e non etimologico, e i cabalisti lo dichiarano.
  • תמימות
    Temimut l'integrità sempliceUsato nelle fonti tarde per la disposizione di chi serve senza aggiungere di suo.

A ogni Sefirah la tradizione associa poi un nome divino, un membro dell'Adam Kadmon e, per le sette inferiori, uno dei sette pastori che si invitano nella capanna della festa delle Capanne. Sono corrispondenze medievali e interne alla tradizione ebraica. Le corrispondenze con i pianeti, i colori e gli arcani, che si incontrano ovunque, sono ottocentesche e stanno fuori da queste pagine: la stanza madre spiega perché.

Il nome divino

אלהים צבאות Elohim Tzevaot
«Dio degli eserciti», col nome del giudizio invece del Tetragramma. Fa coppia esatta con lo YHVH Tzevaot di Netzach: la stessa moltitudine schierata, vista una volta dal lato della misericordia e una volta da quello della misura.

Il pastore

Aronne
Il quinto dei sette. Il sacerdote, il fratello che parla al posto di Mosè e non lo sostituisce mai, l'uomo che davanti alla morte dei figli tace.

Nell'Adam Kadmon

La gamba sinistra.

Cinque

Le vie che la toccano

Cinque delle ventidue vie passano di qui, e ciascuna porta una lettera dell'alfabeto ebraico. La ripartizione in tre madri, sette doppie e dodici semplici viene dal Sefer Yetzirah; quale lettera stia su quale linea è invece la disposizione fissata da Kircher nel Seicento e ripresa dalla Golden Dawn, come la stanza madre dichiara una volta per tutte.

  • מ
    Mem l'acquavia 23 · tre madri · sale da Gevurah
  • ע
    Ayin l'occhiovia 26 · dodici semplici · sale da Tiferet
  • פ
    Pe la boccavia 27 · sette doppie · sale da Netzach
  • ר
    Resh la testavia 30 · sette doppie · scende verso Yesod
  • ש
    Shin il dentevia 31 · tre madri · scende verso Malkhut
Sei

Lo squilibrio

Una resa che non sappia durare non è umiltà: è cedimento, e produce una disponibilità senza colonna vertebrale che si scambia facilmente per docilità spirituale. Chi cede sempre non serve nessuno, perché non c'è più nessuno che ceda.

C'è poi una forma che riguarda proprio lo splendore. Hod è la gloria che si vede, e una gloria che si vede può diventare la cosa per cui si lavora: il paramento senza il rito, la forma senza ciò che la forma serve. È lo squilibrio delle scuole più che delle persone, ed è il motivo per cui questa Sefirah merita una riga di attenzione in un sito che cura molto il proprio aspetto.

La radice corrispondente è Samael, ed è il nome più antico di tutta la lista, molto anteriore alla decade che lo contiene: circolava già nella letteratura apocalittica, e Isacco ha-Kohen lo mette al centro delle potenze della sinistra insieme a Lilith. Un'etimologia diffusa e discussa lo legge come «il veleno di Dio», dalla radice s-m. Che il nome più carico dell'elenco tocchi proprio alla Sefirah della resa dice qualcosa: il rovescio dell'arrendersi è l'arrendersi alla cosa sbagliata.

La radice corrispondente

Samael, la radice III nella figura del rovescio. I dieci nomi delle radici, nella forma e nell'ordine in cui si incontrano oggi, vengono da un elenco vittoriano che riordina materiali medievali: la parte 5 della stanza ne ricostruisce la provenienza, e spiega perché qui il rovescio dell'albero si legga e non si visiti.

Sette

Come questa biblioteca la legge

Hod è la Sefirah della Gelassenheit, e la convergenza è di quelle che vale la pena guardare due volte. Il lasciar essere di Eckhart e il tacere di Aronne vengono da mondi che non si parlano, e descrivono la stessa disposizione: una resa che non è passività, perché è la condizione perché qualcosa passi.

Il lessico segna fra le voci di tradizioni diverse un rapporto di specchio, che vuol dire affinità senza identità, e qui il limite è chiaro: in Eckhart il distacco è la via, in Hod la resa è una funzione dentro una struttura che ne ha altre nove. Prese da sole le due somigliano; rimesse al loro posto fanno due cose diverse.

Lo Sha'are Orah percorre le dieci porte dal basso verso l'alto, e conviene fare lo stesso: si comincia da Malkhut, non da Keter.